Centro Internazionale di Studi e Documentazione
“In nomine Domini” fu il motto episcopale di Giovanni Battista Montini.
Così accogliamo la Santità Vostra presso la Casa natale di Paolo VI:
“Benedetto Colui che viene nel nome del Signore”.
Ci pare di poter soggiungere traendo ispirazione dal Salmo (Salmo 117):
“Questo è il giorno fatto dal Signore
rallegriamoci ed esultiamo in esso”.
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Beatissimo Padre,
l’impegno assunto – all’indomani della santa morte di Paolo VI, nell’intento di contribuire a raccoglierne in Brescia l’eredità morale – ottiene oggi con la Sua solenne presenza un sigillo, che si tramuta per noi in conferma e stimolo.
Fu un impegno mosso da alcuni laici e sacerdoti bresciani, fra cui mi è doveroso e caro menzionare Don Enzo Giammancheri. Un impegno sempre confortato – dopo la iniziale approvazione del Vescovo di allora Mons. Luigi Morstabilini – dalle affettuose consenzienti attenzioni degli Ecc.mi Vescovi succedutisi, Monsignori Bruno Foresti e Giulio Sanguineti, ed ora Mons. Luciano Monari. Un impegno volto alla raccolta di documentazione nonché alla promozione dello studio del pensiero e dell’opera di Giovanni Battista Montini-Paolo VI; non per scopo agiografico o celebrativo, piuttosto nel segno della ricerca scientifica. Un impegno teso a recare un apporto, pur modesto ma appassionato e rigoroso, per la conoscenza della verità, e quindi del pensiero su cui si fonda l’azione, senza alcuna pretesa di esclusività né di esaustività.
Non facile impegno, in un contesto storico e culturale quale quello che si è attraversato negli ultimi decenni, e che tuttora si colloca in una atmosfera che incontra storiografie talora con evidente impronta ideologica, spesso nell’insieme generanti interpretazioni unilaterali, quando non tendenziose, della vita della Chiesa e dei Pontificati che in quest’epoca si sono succeduti.
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Si può constatare che ad oggi il nostro Centro – cui sovrintendono i Comitati Promotore, Scientifico ed Esecutivo – grazie anche all’iniziale, competente apporto del Prof. Nello Vian, primo Segretario Generale dell’Istituto, ha realizzato:
- un archivio, comprendente – nella sezione rigorosamente “montiniana” -varie decine di migliaia di documenti (quasi centomila); di cui parte rilevante sono testi originali anche olografi per lo più inediti di Giovanni Battista Montini;
- una biblioteca, di oltre 33.000 volumi, di cui 10.000 già personali di Giovanni Battista Montini-Paolo VI;
- dieci Colloqui e diciannove giornate internazionali di studio, tenutisi non solo a Brescia ma in varie sedi accademiche nel mondo, dal Belgio alla Svizzera, dalla Spagna alla Francia, dalla Polonia alla Germania, negli Stati Uniti d’America, in Canada e in Argentina. Dopo aver approfondito inizialmente il significato della “Ecclesiam Suam”, si affrontò quindi con un disegno organico il tema “Paolo VI e il Concilio Vaticano II”; proseguendo quindi su argomenti prevalentemente attinenti al periodo post-conciliare;
- una serie di pubblicazioni - oltre settanta -, articolate in più collane (Atti dei Convegni, studi monografici, edizioni di documentazioni e carteggi) ed un “Notiziario” semestrale, diffuso in oltre 10.000 copie nel mondo, indirizzato a personalità o ad istituzioni culturalmente qualificate, ora pervenuto al 57º numero.
Ciò grazie anche alla generosità di privati e istituzioni tra cui si menzionano la Fondazione Cariplo di Milano e, sin dai primi passi la San Paolo, poi Fondazione S. Paolo di Brescia.
Va detto altresì che, fin dall’inizio, si pensò alla istituzione di un “Premio Internazionale” da assegnarsi nel nome di Paolo VI [cito dal vigente Regolamento del Premio] “a personalità o ad istituzione che abbia contribuito in modo rilevante alla cultura religiosa nel mondo”.
Così si è pervenuti, secondo una apposita procedura, e sulla base di volta in volta di una previa specificazione di diverso ambito tematico, al conferimento di tale riconoscimento a:
- Hans Urs von Balthasar, per la teologia;
- Olivier Messiaen, per la musica;
- Oscar Cullmann, per l’ecumenismo;
- Jean Vanier, per i diritti umani;
- Paul Ricoeur, per la filosofia.
Oggi si ha l’onore che Vostra Santità abbia accettato di conferire il Premio per l’ambito dell’educazione a seguito di deliberazione dell’Istituto a favore di “Sources Chrétiennes”. Si è così alla sesta sessione, e per la prima volta i Comitati Scientifico ed Esecutivo dell’Istituto lo hanno attribuito ad una Istituzione.
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E’ doveroso ricordare - con viva riconoscenza - che alla vita del nostro Centro, avviato con il favorevole consenso di Sua Santità Giovanni Paolo II, ha dato un fondamentale apporto di documentazione e di consigli l’Ecc.mo Mons. Pasquale Macchi, Segretario particolare del Card. Montini e di Paolo VI ininterrottamente per quasi venticinque anni.
A Lui dobbiamo anche un impulso determinante per la costituzione dell’Associazione “Arte e Spiritualità”, museo d’arte religiosa contemporanea, che accoglie ora, oltre seimila opere d’arte, sempre nel nome di Paolo VI. Papa Montini considerò “liturgia ed arte” come “sorelle”. Scrisse: “l’arte sacra offre al culto il suo dono più puro e più pieno, il dono del linguaggio ineffabile, che rende in qualche modo sensibili le cose spirituali, e le cose sensibili in qualche modo spirituali”.
La collezione di opere ora qui ordinata sta infatti anche a testimoniare la sensibilità estetica, nonché l’attenzione viva di Papa Montini per l’arte, convinzione che Egli apertamente manifestò nel mai dimenticato discorso dell’incontro con gli Artisti nel maggio 1964.
Da qui pare avvertirsi - pur con la consapevolezza dei loro ben distinti e diversi ambiti istituzionali - una potenziale, ideale colleganza con la prestigiosa Collezione vaticana d’arte contemporanea, appunto promossa da Paolo VI.
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Santità,
dalla volontà e generosità di Vittorio Montini, cugino di Paolo VI, è pervenuta all’Istituto la disponibilità di questa Casa.
Qui ove nacque Giovanni Battista Montini, nella sua terra avita, il pensiero è sospinto a evocare il contesto famigliare esemplare da cui è sbocciata la sua esistenza terrena.
Qui maturarono con la sua vocazione sacerdotale i primi impegni di dedizione alla educazione della gioventù e la sua appassionata attenzione alla formazione dei giovani intellettuali. Ciò mentre il mondo era scosso dalla prima guerra mondiale, e poi nuovi assetti sociali e politici si andavano evidenziando. Il giovane studente e seminarista, e quindi il giovane Sacerdote maturava e si radicava vieppiù nella fede in Cristo Signore e nella fedeltà alla Sua Chiesa, crescendo altresì ad un meditato orientamento circa l’ordine sociale da costruirsi secondo cristiana concezione dell’uomo.
Gradualmente, con l’avanzare degli studi si andavano rivelando altresì - di Lui -, le peculiari doti al servizio della Chiesa negli alti e delicati incarichi affidatiGli, che gli consentirono di osservare e vivere - da un elevato singolare punto di vista - i drammatici tempi del secondo conflitto mondiale.
E’ pur doveroso annotare che Egli fu sempre in sintonia, specie in quel tempo, come da più documenti attestato, con quell’eccezionale cenacolo di spiritualità e di azione, nella Brescia di allora, che suole indicarsi come la “Casa della Pace”, di cui – per i rapporti personali intercorsi con Montini – non possono dimenticarsi, con quello di Giulio Bevilacqua - poi Cardinale - e di altri, i nomi dei Padri Paolo Caresana, Carlo Manziana – che fu internato a Dachau e poi Vescovo di Crema- nonché Ottorino Marcolini e Giuseppe Olcese.
Mai venne meno né si alterò in Lui l’affettuosa memoria delle origini che in questi contesti ebbero le loro preziose radici.
Ed è per le accennate origini di Montini che l’Istituto stesso - consolidato nella sua precisa identità - sente propizia la sua collocazione in Concesio, ove ritroverà collaborazioni ambientali, essendo aperto ai più cordiali rapporti.
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Una vita – quella di Montini - tutta vissuta, nelle gioie e nei dolori, per l’evangelizzazione del mondo intero, nei cinque continenti in cui si protesero i suoi viaggi apostolici.
Una esistenza che lascia intravedere quasi in filigrana una linea ascensionale, intellettuale, spirituale, pastorale, mistica, tutta modulata come un arco proteso, nella verità, tra fede e carità.
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Santità,
l’odierna circostanza induce altresì a sospingere lo sguardo all’intero pontificato di Montini, che nel Concilio Vaticano II certamente ebbe un periodo saliente, una esperienza unica; segnata da luminosi splendori, ma altresì dal drammatico rapporto con gli eventi storici che ebbero a scuotere l’umanità in quel quindicennio, tormentato da una contestazione continua che - sommuovendo gli assetti istituzionali in ogni parte del mondo - non mancarono di investire la Chiesa stessa, nel suo interno oltre che nel suo rapporto con il mondo.
Al di là del quindicennio del Pontificato di Paolo VI, prima e dopo, non solo nel cosiddetto mondo occidentale, un turbamento interno e profondo ha evidenziato gli effetti negativi per l’umanità, del suo essersi ripiegata su sé stessa, quasi invincibilmente irretita in un relativismo immanentistico che spesso le impedisce di aprirsi alla luce della Rivelazione.
La crisi della istituzione famigliare a livello sociale, scossa da concezioni che ne pongono in discussione i suoi fondamenti naturali stessi, il tormentato problematicismo evidenziante inquietudini profonde talora sterilizzanti la propensione al bene e la stessa disponibilità delle anime a dedicare la propria vita al servizio della Chiesa, trovano tuttavia luce e conforto nella alta voce che dalla Cattedra di Pietro, indica costantemente all’umanità la verità della via segnata dalla Croce di Cristo Salvatore, nella carità, verso la civiltà dell’amore.
Ecco perché sentiamo che pure il piccolo contributo alla conoscenza del pensiero e dell’opera di Paolo VI, che il nostro Istituto cerca di recare può non essere vano, perché correlabile all’impegno stesso della Chiesa, oggi, di fronte alla “emergenza educativa”.
Così ci pare che lo studio rigoroso del passato assuma una valenza attualissima, non disgiunta dall’attenzione soprattutto alle giovani generazioni, ed anche la scelta del Premio, e la sua attribuzione, possono giungere come utile richiamo alle fonti del pensiero in una ampia considerazione delle esigenze culturali del nostro tempo.
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Beatissimo Padre,
quando trent’anni or sono decidemmo, in Brescia, di promuovere l’Istituto non mancarono timori e preoccupazioni per le incognite che si paravano dinnanzi ad un’iniziativa nuova, allora senza precedenti, e ardua, per la complessità dei problemi che si prospettavano accostando la personalità di Giovanni Battista Montini-Paolo VI.
Ancora una volta nella cattolicità bresciana trovò modo di esprimersi, in apposita istituzione, l’impegno congiunto di sacerdoti e laici.
Fummo confortati da autorevoli consigli, siccome lo siamo da quanti, Autorità ed Amici, condividono la gioia dell’odierna celebrazione. Avvertimmo, e tuttora sentiamo, la responsabilità che anche dalla terra di Montini, con apertura internazionale e con impegno di coerente fedeltà, promani una eco viva della Sua voce.
Così ci si avviò all’impresa, e non possiamo mancare – con i Collaboratori tutti succedutisi - di esprimere riconoscenza al Signore per l’assistenza che ci è apparsa sempre presente e stimolante al di sopra delle inadeguatezze della nostra azione; ed oggi ancor più sentiamo il dovere di implorare lo Spirito di verità poiché non vengano meno le necessarie energie per il futuro.
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Grazie, beatissimo Padre, per la Sua presenza – che di quella assistenza ci è interprete - per il sommo conforto che ci reca, per la benedizione che invochiamo.
Sappia del nostro devoto affetto, “in nomine Domini”.