€ 100.00
a cura di X. Toscani S. Negruzzo C. Repossi M.P. Sacchi
pp. X + 1062
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933. V: 1931
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933, tomo quinto: 1931, a cura di Xenio Toscani, Simona Negruzzo, Cesare Repossi, Maria Pia Sacchi; pp. X + 1062
L’edizione del Carteggio (1914-1933) di Giovanni Battista Montini-Paolo VI si arricchisce di questa nuova pubblicazione relativa all’anno 1931, quinto tomo del secondo volume comprendente gli anni dell’impegno fucino dal 1924 al 1933. L’iniziativa rientra in quel cantiere di ricerca e di attività editoriale che, sotto la guida di Xenio Toscani, l’Istituto Paolo VI di Concesio (Brescia) ha messo in atto e sostenuto fin dagli inizi del terzo millennio e che, avvalendosi del contributo di curatori e collaboratori, si è concretizzato nella stampa di un primo volume per gli anni dal 1914 al 1923 e di un secondo, suddiviso in quattro tomi, rispettivamente per gli anni 1924-1925, 1926-1927, 1928-1929 e 1930.
L’uscita di quest’ultimo tomo è particolarmente significativa in quanto l’opera ha recentemente ottenuto dal Ministero della Cultura (D.M. n. 120 del 11 aprile 2025) l’istituzione in Edizione Nazionale degli scritti di Giovanni Battista Montini-Paolo VI, confermando che alla corrispondenza e agli scritti montiniani spetta un posto non secondario nella produzione letteraria del Novecento italiano, oltre che, naturalmente, nella storia religiosa e civile del Paese. Questo riconoscimento suggella il progetto ventilato da Vittore Branca fin dal 1982: promuovere la pubblicazione delle lettere scritte e ricevute come parte di un programma complessivo di edizione dell’opera omnia montiniana. Fin dalle origini il Carteggio si è scoperto pietra miliare di tale progetto riconoscendo l’assoluta rilevanza storica dell’intenso dialogo epistolare intrecciato da Montini con i familiari, con gli amici e con le figure che hanno maggiormente inciso sulla sua formazione e che lo hanno accompagnato nel corso della sua esistenza.
Dedicate interamente all’anno 1931, in queste pagine si dispiega la corrispondenza epistolare di Giovanni Battista Montini con gli studenti, con i sacerdoti loro assistenti, con professori delle università, cattolici e laici, e con intellettuali italiani e stranieri, personalità di grande importanza per la vita culturale e spirituale dell’epoca. Si tratta di un totale di 800 corrispondenze suddivise tra lettere, cartoline, biglietti e circolari, di cui 188 autografe di Montini, mentre 612 riconducibili ad altri mittenti. Se confrontato con quello degli anni precedenti, si registra una progressiva flessione nel numero delle missive montiniane in rapporto a quelle ricevute, mentre l’orizzonte dei corrispondenti si dilata sia dal punto di vista geografico, sia per ambiti culturali. Un esempio assai rilevante è costituito dall’appassionata dedizione nel rinnovare l’arte sacra che spinse Montini a cercare e poi consolidare nuove relazioni secondo orizzonti europei. Scorrere l’indice dei corrispondenti significa aprire una finestra sul mondo montiniano, sulla sua quotidianità mai solitaria e isolata, ma fulcro di amicizie e relazioni: oltre che con i genitori Giorgio e Giuditta Alghisi, i fratelli Lodovico e Francesco o il cugino Luigi, spiccano i fili d’affetto mai spezzati con gli amici bresciani Andrea Trebeschi, Carlo Manziana, Alessandro Capretti, Fausto Minelli e Mario Bendiscioli, ma anche con l’oratoriano Ottorino Marcolini e il vescovo mons. Giacinto Gaggia. A questi si uniscono numerosi giovani, fra cui spicca Igino Righetti, presidente generale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), a cui impresse con Montini un profilo del tutto nuovo; e anche Angela Gotelli, presidente generale delle universitarie cattoliche. Fanno corona studenti e semplici “militanti” fucini, come Renato Boccassino, Elio Borghese, Luigi Grondona, Sisì Melucci, Henri Ferrero, Renzo Enrico de Sanctis, Vera Paronetto, Federico Alessandrini, Marino Gentille e Sofia Vanni Rovighi. E poi sacerdoti e religiosi come don Emilio Guano, don Franco Costa, mons. Amleto Giovanni Cicognani, mons. Luigi Piastrelli, mons. Edoardo Alberto Fabozzi, mons. Pietro Coffano, mons. Giovanni Battista Girardi, don Giuseppe De Luca, padre Agostino Gemelli, padre Giovanni Semeria, padre Placido De Meester e mons. Giuseppe Pizzardo.
In questo anno, contemporaneamente al servizio di assistente ecclesiastico generale della FUCI, avviato alla fine del 1925, Montini proseguì anche in quello di minutante presso la Segreteria di Stato vaticana a cui associò, come si evince dalla lettera ai familiari del 27 novembre 1931, l’incarico di docente di Storia della Diplomazia Pontificia nel Pontificio Istituto Utriusque Iuris all’Apollinare, insegnamento che mantenne fino al 1937.
Ma il 1931 fu un anno drammatico per la Chiesa italiana e, in particolare, per la FUCI, di cui Montini era assistente ecclesiastico generale, contrassegnato dal drammatico conflitto tra regime fascista e Azione Cattolica. Nel nuovo contesto del Concordato del 1929 si era dischiuso il compito di un apostolato universitario, intellettuale e educativo, ancora più impegnativo, specialmente dopo l’enciclica Divini illius Magistri (31 dicembre 1929) di Pio XI, che dichiarava irrinunciabile per la Chiesa il dovere si spendersi per l’educazione spirituale e intellettuale dei giovani, sui quali il regime pretendeva l’egemonia aprendo quel fronte di scontro sul tema educativo sfociato nella crisi dell’estate del 1931, quando il regime rivendicò il monopolio fascista della formazione dei giovani.
Per queste ragioni i circoli fucini orientarono le loro riflessioni indagando le basi filosofiche delle scienze, i presupposti religiosi e razionali delle varie discipline scientifiche. Un impegno che ha lasciato tracce vive nel Carteggio da cui emerge quanto e come i “gruppi di studio” fucini meditarono su «Il valore ideale delle scienze esatte», su «Le ipotesi scientifiche e la loro estensione al campo filosofico», su «Facili scambi tra ipotesi e scienza, e corrispondenti urti con la Fede».
Tale lavoro di riflessione comportò il rigetto dell’autarchia culturale voluta dal fascismo, l’attenzione alla critica dell’idealismo di stampo crociano e una verifica attenta e critica del pensiero laico moderno. Davanti a tutto questo lavoro i GUF (Gruppi Universitari Fascisti) non erano preparati e non erano competitivi. I dirigenti fascisti reagirono e i rapporti furono presto molto tesi e violenti, con devastazioni a circoli fucini e violenze alle persone, episodi che il Carteggio documenta con vivezza. Né le difficoltà vennero solo dagli avversari politici: critiche giunsero a Montini anche da settori dell’Azione Cattolica, da ambienti e uomini di curia, dove non mancavano coloro che puntavano a una cristianizzazione del regime nelle nuove condizioni create dalla legge, nell’affiancamento di Chiesa e fascismo. Dopo un crescendo di violenze alla fine di maggio del 1931 la FUCI fu sciolta da Mussolini e dovettero cessare le attività dei circoli e la pubblicazione dei periodici «Studium» e «Azione fucina».
Nella forzata inazione dei mesi di giugno, luglio e agosto Montini ebbe modo di confortare i fucini con lettere toccanti, elaborando il valore spirituale di quanto era accaduto, finché agli inizi di settembre, dopo l’enciclica di papa Ratti Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931) e delicate trattative, il Papa e Mussolini trovarono un accordo mediato dal gesuita Pietro Tacchi Venturi e la FUCI poté riprendere vita, ma tra i fucini si prese coscienza degli equivoci degli incontri di vertice, e toccò a una “seconda generazione” di giovani intellettuali cercare una nuova via per la presenza cristiana nel mondo contemporaneo.