€ 100.00
a cura di X. Toscani C. Repossi M.P. Sacchi
pp. VIII + 1128
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933. II: 1926-1927
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933, tomo secondo: 1926-1927, a cura di Xenio Toscani, Cesare Repossi, Maria Pia Sacchi, pp. VIII + 1128, € 100,00
L’epistolario di Giovanni Battista Montini giunge, con questo tomo, agli anni 1926 – 1927, che rappresentano nella sua vita il primo momento di piena responsabilità nella funzione di Assistente Ecclesiastico Generale della Fuci. Dopo gli anni della sua formazione liceale e seminaristica, e degli studi a Roma (i due tomi del primo volume, gli anni 1914 – 1923), dopo l’assistenza al circolo fucino romano (il primo tomo del secondo volume, il biennio 1924 – 1925), questo secondo tomo, dedicato alle lettere del biennio 1926 – 1927, documenta ciò che, nella sua visione, era “l’iniziazione, ossia il catecumenato”, a cui coloro che aderiscono alla Fuci si sottopongono, accolgono una regola di vita, uno spirito di corpo, una coscienza di ciò che devono fare e volere.
La svolta è radicale: si documenta nelle lettere l’attività di chi vuole sanare una “straziante disarmonia” fra la fede (un complesso di verità portate nell’anima venendo all’università, ma non approfondito con studi seri e completi), e un altro complesso di verità che sembra più del primo autorevole ed organico: la scienza. Quello (la fede) forse resiste in alcuni per motivi sentimentali e personali, questo (la scienza) però ha da parte sua l’adesione pacifica della ragione.
Montini propone a tutti i fucini un intenso “corso di religione” (istruzioni chiare e solide sui fondamenti storici e dottrinali del cristianesimo), attività di preghiera, una sistematica pratica della carità. La corrispondenza qui edita documenta il rapido (ma non senza difficoltà) accoglimento del progetto, la maturazione di personalità mature e ricche, l’emergere progressivo di una futura classe dirigente cattolica, il definirsi di idee e posizioni e tutta una circolazione culturale attenta a personalità europee (francesi, tedesche, inglesi) contro l’autarchia nazionale nella quale la cultura del regime scivolava.
L’epistolario è anche un vivo documento del clima e del contesto civile ed ecclesiale in cui la Fuci vive. Si moltiplicano le violenze fasciste contro circoli e singole persone, violenze talvolta drammatiche e descritte con vivacità e immediatezza (a Macerata nel 1926 squadre fasciste violente impediscono il congresso nazionale della Fuci; in vari luoghi circoli fucini sono bruciati e distrutti, bastonati e feriti i dirigenti). Opposizioni, diffidenze, pesanti incomprensioni vengono anche da parte cattolica: nella Curia romana (e nell’epistolario) non mancano i diffidenti, coloro che “sanno sempre trovare le ragioni per dar torto a chi è bastonato”; nella Azione Cattolica parecchi tra i dirigenti nazionali sono troppo “morbidi” e poco disposti a difendere e sostenere la Fuci, e nei confronti del Fascismo mancano di dignità e di fermezza (è l’esplicito parere di Montini e del fratello Lodovico).
Però l’attività fucina continua, e assistenti ecclesiastici sempre più numerosi interpretano il loro ruolo come quello di chi è “sale e luce”, giudica il presente e consiglia per il futuro. L’epistolario è una vicenda di aperta, leale, toccante amicizia, che interviene con delicatezza e con energia nei momenti di dubbio e sconforto di giovani provati, e di sostegno cordiale, motivato, fraterno, che tiene il timone fermo, e salda la rotta.