€ 100.00
a cura di X. Toscani C. Repossi M.P. Sacchi
pp. VIII + 1196
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933. III: 1928-1929
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933, tomo terzo: 1928-1929, a cura di Xenio Toscani, Cesare Repossi, Maria Pia Sacchi; pp. VIII + 1196; € 100,00
Dopo le lettere degli anni 1926-1927, che rappresentarono nella vita di Giovanni Battista Montini il primo momento di piena responsabilità nel ruolo di Assistente Ecclesiastico Generale della Fuci, le lettere del biennio 1928-1929 documentano un’intensa attività che prosegue nella direzione ormai definita: gli studenti della Fuci accolgono e praticano «una iniziazione, ossia il catecumenato» volto a sanare la «straziante disarmonia» tra la fede, appresa e praticata nella famiglia, ma non studiata sistematicamente, e la scienza, spesso insegnata da docenti di orientamento culturale positivista o laico idealista e lontani dalla fede.
I “corsi di religione” (strumenti di tale catecumenato), veri corsi di tipo universitario organizzati nei circoli fucini, superate le prime difficoltà, sono ora tenuti con regolarità, accompagnati da attività di preghiera, di carità, con scambi di idee a fronteggiare le contestazioni di docenti e di compagni di studi. Sulla stampa fucina (la rivista «Studium» e il quindicinale «Azione Fucina») numerosi articoli si occupano di ciò e forniscono abbondanti indicazioni bibliografiche, suggeriscono letture, presentano autori, orientando i fucini a testi e a maestri di vari paesi, allargando l’orizzonte culturale a superare le tendenze autarchiche cui si andava orientando il Regime.
Il 1928 non è un anno tranquillo; gli scontri e le violenze fisiche contro circoli fucini e contro singole persone, frequenti nel biennio precedente, non mancano neppure ora, benché un poco meno numerosi, come non mancano critiche e attacchi alla Fuci anche in ambienti ecclesiali (in particolare da esponenti della Azione Cattolica), e l’epistolario ne è puntuale documento.
Con il febbraio 1929, e con lo straordinario evento della Conciliazione, preparata nelle lunghe e segrete trattative degli anni precedenti, l’orizzonte, agli occhi dei più, sembra rasserenarsi. Assistiamo, nell’epistolario, alla gioia e all’ottimismo di non pochi, anche collocati in ruoli di responsabilità (come il presidente fucino Righetti, e come un certo numero di sacerdoti assistenti dei circoli fucini, e degli studenti che li presiedono). Ma davanti a questo ottimismo assistiamo alla correzione di rotta, suggerita da Montini, che in densi articoli su «Azione Fucina» e nella corrispondenza personale richiama la Fuci a un atteggiamento di vigile impegno, anche maggiore, perché «se la libertà del Papa non è garantita dalla forte e libera fede del popolo, e specialmente di quello italiano, quale territorio e quale trattato lo potrà? Ora sembra che i tempi che corrono e gli uomini che comandano siano tutt’altro che ben intenzionati per il rispetto di quella forza morale e spirituale del popolo. Proprio in questi giorni, per dirne una, la nostra Fuci sta subendo nuove e – ahimè! – assai legali vessazioni che sono indici di propositi tutt’altro che rassicuranti per il bene della Chiesa» (lettera ai familiari, 19 gennaio 1929).
«La milizia e la prudenza non devono finir mai, questa è la conclusione, e solo i superficiali e gli irresponsabili possono godersi una contentezza spregevolmente completa» (lettera ai familiari, 18 febbraio 1929).
La milizia e la prudenza caratterizzano l’azione dei fucini e dei loro dirigenti, ben documentata nell’epistolario, e nell’attenta e accorta preparazione del congresso nazionale della Fuci, celebrato nel settembre 1929 proprio a Roma, e proprio sul tema del Concordato, della Conciliazione, che segnarono comunque un momento di letizia, ben calibrata, nell’epistolario, senza eccessi di lodi e con riserbo cordiale e dignitoso.
L’epistolario infine documenta che nella Fuci cresce e matura un laicato cattolico formato a studi seri, invitato a guardare alla cultura europea, a coltivare competenze alte. Incontriamo molti uomini che pochi anni dopo ricopriranno cattedre universitarie, avranno ruoli di responsabilità nella Chiesa (vescovi, maestri nelle maggiori scuole teologiche, membri delle Congregazioni nella Curia Romana), scienziati ed economisti a capo di importanti settori di attività dello Stato, saranno attivi nei ruoli direttivi della Resistenza, membri dell’Assemblea costituente. Tutti questi, alle prese con le difficoltà del loro cammino, sono personalmente consigliati, confortati, diretti da Montini (e l’epistolario ne è grande documento) con amicizia, delicatezza e paternità straordinarie