€ 100.00
a cura di X. Toscani S. Negruzzo C. Repossi M.P. Sacchi
pp. X + 1142
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933. IV: 1930
G.B. Montini-Paolo VI, Carteggio, II: 1924-1933, tomo quarto: 1930, a cura di Xenio Toscani, Simona Negruzzo, Cesare Repossi, Maria Pia Sacchi; pp. X + 1142; € 100,00
L’Istituto Paolo VI di Brescia prosegue nella pubblicazione del Carteggio (1914-1933) di Giovanni Battista Montini – Paolo VI relativo all’anno 1930, quarto tomo del secondo volume dedicato agli anni fucini dal 1924 al 1933. L’iniziativa si inserisce nel solco di un progetto editoriale di lungo respiro che, avviato all’inizio di questo millennio per la cura di Xenio Toscani, si è già concretizzato nella stampa di un primo volume riguardante gli anni dal 1914 al 1923, e di tre tomi del secondo volume per gli anni 1924-25, 1926-27 e 1928-29.
Il presente tomo è interamente consacrato al 1930 e accoglie un totale di 826 corrispondenze, 202 autografe di Giovanni Battista Montini e 624 di altri mittenti. Rispetto agli anni precedenti è da evidenziare una diminuzione delle lettere di Montini in rapporto a quelle ricevute, mentre l’orizzonte dei corrispondenti si dilata. Ai familiari e agli interlocutori che detengono ruoli di responsabilità nella Chiesa, nella società, nella politica e nella cultura (consiglieri nazionali della FUCI, presidenti e assistenti ecclesiastici dei circoli fucini, professori delle università, intellettuali italiani e stranieri, autori di opere di grande importanza per la vita culturale e spirituale, vescovi e superiori di congregazioni religiose, esponenti della Curia romana…), si aggiunge un numero rilevante di studenti e di semplici “militanti” fucini che si rivolgono all’assistente ecclesiastico generale pur senza esigere una risposta, ma desiderosi di condividere informazioni sull’attività dei circoli locali e inviando ringraziamenti, saluti e auguri.
Anche da questa ricca e articolata produzione epistolare emergono la personalità e la quotidianità di Montini (i legami di famiglia, la vita domestica nel villino di Via delle Terme Deciane, la convivenza con padre Giulio Bevilacqua e altri fucini, il lavoro in Segreteria di Stato e in FUCI, il viaggio estivo in Francia), l’accompagnamento spirituale del cugino Luigi e di molti giovani, le relazioni intrattenute con diversi sacerdoti e religiosi: oltre ai familiari, spiccano i nomi di Guido Gonella, Renzo Enrico De Sanctis, Federico Alessandrini, Igino Righetti, Marino Gentile, Sisì Melucci, Andrea Trebeschi, Fausto Minelli, padre Carlo Manziana, padre Paolo Caresana, padre Giovanni Semeria, don Giuseppe De Luca, mons. Pio Paschini, mons. Silvio Anichini e mons. Mariano Rampolla del Tindaro.
Nel corso del 1930 Montini continuò contemporaneamente il suo impegno come assistente generale della FUCI, avviato alla fine del 1925, e quello di minutante presso la Segreteria di Stato vaticana con funzioni sempre più rilevanti che lo portarono nel 1937 a ricoprire il ruolo di sostituto. Dal 1930, Montini associò a questi suoi incarichi quello di docente di Storia della Diplomazia Pontificia nel Pontificio Istituto Utriusque Iuris all’Apollinare, insegnamento che mantenne fino al 1937.
La dedizione alla vita associativa della FUCI restò, per Montini, in primo piano con la realizzazione dei programmi per i corsi di religione, la formazione e le celebrazioni liturgiche, la progettazione dei circoli, gli esercizi spirituali e la cura del gruppo laureati, il tutto alimentato dal profondo riguardo verso il rapporto tra scienze e fede, le loro implicazioni sul piano teologico, filosofico e morale. L’iniziativa maggiormente innovativa di quell’anno fu la celebrazione in tutte le sedi della prima Pasqua universitaria (1-6 aprile) con un carattere pubblico, ufficiale e aperto a tutte le componenti accademiche. Unitamente alla preparazione di quattro convegni di zona (a Rapallo, Modena, Siena e Siracusa) dove vennero affrontati i problemi specifici delle singole facoltà, a Trieste si tenne il XVIII congresso nazionale (4-8 settembre) dibattendo sul tema “Il compito attuale dei cattolici nel campo della cultura”, una risposta alla crisi culturale e di valori in atto in Europa mantenendo l’unità fucina, salvandone l’autonomia culturale ed evitando di scatenare nell’immediato una lotta contro i GUF.
Sullo sfondo dell’esistenza montiniana scorrono gli avvenimenti storici ed ecclesiali del tempo contrassegnati dal complesso rapporto con il regime fascista. La Conciliazione del 1929, tuttavia, aveva indotto un clima di minore tensione tra i circoli fucini e i gruppi universitari fascisti, una tensione solo in apparenza allentata, ma che incentivò la ripresa di iniziative concrete, testimoniate dall’accresciuto scambio epistolare che si registra proprio nel 1930. La FUCI dedicò l’anno accademico 1929-1930 all’approfondimento del Concordato e dei Patti Lateranensi e mettendo in cantiere lo studio delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato, senza rinunciare all’allestimento di uno specifico piano di studio sulla Storia della Chiesa, della sua dottrina e spiritualità, e ai programmi missionari e assistenziali. Se nei primi mesi del 1930 il rapporto della FUCI con il GUF fu di prudente attenzione, una sorta di apertura pastorale senza subirne le lusinghe, alla ripresa delle attività universitarie tra fine estate e in autunno tornò ad acuirsi. In quello stesso periodo era parimente cresciuta la sensibilità fucina per l’enciclica Divini illius Magistri (31 dicembre 1929) che aprì un fronte di scontro sul tema educativo sfociato di lì a poco nella crisi del ’31, quando il regime rivendicò il monopolio fascista della formazione dei giovani.
Nella tarda primavera e nell’estate del 1930 Montini investì tempo ed energie in alcuni progetti che, seppur connessi all’attività e alla missione della FUCI, si reggevano su una propria autonomia di consistenza e significato, come un pensionato a Roma, una casa-seminario per vocazioni adulte alle catacombe di San Callisto, un progetto di assistenza per giovani extraeuropei venuti a studiare in Italia, la pubblicazione di un messale latino-italiano (tracciata la collaborazione con fratel Alessandro Alessandrini e padre Giovanni Vagaggini), la costituzione di gruppi di studio ristretti e altamente qualificati. Montini incrementò altresì la collaborazione alle attività editoriali di Studium e Morcelliana (nel 1930 apparvero in traduzione: L’essenza del cattolicesimo di Karl Adam, Lo spirito della Liturgia di Romano Guardini, La pietà di Gesù Cristo e del suo apostolo Paolo di Fritz Tillmann), così pure l’operosità pubblicistica per le due testate della stampa fucina, «Studium» e «Azione fucina», fino alla realizzazione del volumetto Coscienza universitaria. Note per gli studenti.
Dagli scambi epistolari intrattenuti nel corso del 1930 si coglie quanto in Montini alle preoccupazioni di ordine civile e attente alle mutazioni profonde dei valori e dei comportamenti della società di massa, si aggiungesse un’apprensione dominante, più precisamente intellettuale e dottrinale, volta a rendere i cattolici in grado di non dipendere, anzi di competere e di dialogare con successo con la cultura non credente. La FUCI puntò a formare le coscienze come fermento cristiano della società, dotate di una propria sensibilità e cultura in grado di resistere all’assorbimento della cultura fascista. Come ben sottolinea Toscani, il dibattito sulla cultura cattolica e sul ruolo dei cattolici nel mondo culturale, tema del congresso triestino, aveva messo in luce le articolazioni del mondo cattolico comprendente sia coloro che, come padre Agostino Gemelli, propugnavano l’erezione di baluardi culturali, sia la componente fucina che, lasciandosi interrogare dalla problematicità, aderiva piuttosto alla logica evangelica di farsi sale sparso nella società. Ciò portò a qualche scontro con Gemelli, figura influente presso la Santa Sede e nell’Azione cattolica, e garantì a Montini qualche nemico in più in seno alla curia e negli ambienti influenzati dai grandi ordini religiosi, gesuiti in primis. Montini e Righetti tennero la barra dritta sostenendo come obiettivo generale che la FUCI diventasse organo della vita religiosa universitaria, scuola di Azione Cattolica e centro di unità degli stessi cattolici.
Qualsiasi iniziativa, però, non avrebbe potuto sorreggersi senza la cura della propria interiorità e delle relazioni interpersonali, senza alimentare una maturazione nella fede e nella conoscenza declinate nella meditazione, nello studio e nel confronto libero e sereno. Ecco allora che nel 1930 Montini imbastì (la pubblicazione giunse solo l’anno successivo) il programma di vita: Spiritus veritatis, dedicato alla ricerca e alla professione della verità, che egli in primo luogo fece proprio, ma che ambiva a divenire un manifesto di impegno per giovani professionisti e intellettuali cristiani. Era, in realtà, il progetto di vita che Montini aveva concepito per la FUCI, perché vi indirizzasse e educasse i propri membri. In esso trovavano sintesi idee, spunti e sollecitazioni elaborate in precedenza, ma solide fondamenta culturali e spirituali su cui costruire il proprio domani e quello della società.